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Molti subacquei, ancora oggi, identificano l'attività subacquea limitatamente alle immersioni praticate nel periodo estivo nel corso delle vacanze al mare e meglio ancora se effettuate in fondali tropicali ricchi di vita e di colori. Pochi diversamente conoscono o hanno sperimentato il fascino di immergersi in laghi di montagna lontani dal clamore e dalla ressa delle spiagge affollate e assolate, immersi nel silenzio delle vette e avvolti dai suoni più pacati della natura. Solo in questi luoghi è possibile ascoltare il fruscio dell'acqua che scorre nei torrenti lungo i pendii o il fragore delle cascate che formano incantevoli laghi alpini. Solo in questi ambienti si possono incontrare camosci, aquile, falchi, stambecchi, ermellini e marmotte. Ed è proprio questo il contesto in cui si riesce ad assaporare il piacere dello stare assieme, di condividere le stesse esperienze e di passare momenti indimenticabili completamente immersi nella natura.
Il gruppo Sottonda, nato due anni fa a Verteva, in provincia di Bergamo, per volontà di un gruppo di amici che, pur non avendo la fortuna di avere il mare a portata di mano, si sono sentiti legati oltre che dalla grandissima passione per l'attività subacquea anche dall'amore per le montagne che li circondano, si è fatto promotore di iniziative che possano far conoscere a tutti gli appassionati il piacere di praticare il loro sport circondati da ambienti incontaminati. Per questo motivo, allo scopo di coinvolgere un sempre maggior numero di subacquei, il gruppo Sottonda organizza periodicamente immersioni in quota e corsi specifici di preparazione per subacquei che vogliano sperimentare queste emozioni.
Come avviene al termine di ogni corso teorico, durante il week-end del 30 giugno, un gruppo di allievi è stato accompagnato in quota per la prova pratica in lago di montagna.
Luogo prescelto per l'escursione: il lago del Barbellino, un invaso artificiale creato per lo sfruttamento idroelettrico, situato sopra la Valbondione nella alta valle Seriana a quota 1862 metri . Il bacino rappresenta il più grande lago artificiale delle Orobie bergamasche, contiene, infatti, circa 18,5 milioni di metri cubi d'acqua ed ha una profondità di circa 30 metri . Raccoglie le acque provenienti dalla Valle del Trobio , dalla Valle della Cerviera , dalla Valle della Malgina , dalla Valle del Lago e dal Barbellino Naturale che raccoglie a sua volta le sorgenti del fiume Serio. Le acque sono ricche di fauna ittica, le specie presenti sono la trota iridea, la trota fario, la sanguinerola e il salmerino fontanilis.
Il lago ha un caratteristico colore verdastro dovuto alla torbidità delle acque provenienti dalla Valle del Trobio , vallata racchiusa tra il Monte Costone , il Monte Trobio , il Monte Gleno , il Pizzo dei Tre Confini e il Pizzo Recastello , sulla sommità della quale si adagia il Ghiacciaio del Gleno , uno dei pochi ghiacciai ancora in vita nelle Orobie bergamasche e sicuramente il più importante.
Il lago artificiale non è, comunque, l'unica meta per gli escursionisti che scelgono questa destinazione. Al di sopra di questo invaso, a quota 2,128 metri , si trova un lago alpino naturale conosciuto con il nome di lago Barbellino Naturale, molto più piccolo e meno profondo, ma con acque chiare e limpide, in cui è facile incontrare trote della specie fario e iridea.
I due laghi non sono proprio a portata di mano. La zona è raggiungibile solo dopo aver percorso sentieri di montagna e mulattiere, difficoltà che non sono motivo di scoraggiamento per un subacqueo, abituato a ben altro.
Per arrivare alla meta, il gruppo si è riunito a Valbondione dove si è organizzato per il trasporto di tutta l'attrezzatura fino al punto scelto come base logistica: il rifugio Antonio Curò situato a quota 1895 metri , utilizzando un mezzo fuoristrada e una funicolare messi a disposizione dal personale del rifugio stesso. Il rifugio è normalmente raggiungibile solo a piedi percorrendo una mulattiera dopo tre ore di cammino.
Qui gli allievi Marco, Sergio, Carlo, Beppe, Marco e Maurizio, in ambiente caldo e confortevole, considerando che solo tre giorni prima la zona è stata ricoperta da una soffice coltre di neve, con l'assistenza dei loro istruttori, ognuno dei quali si è occupato della formazione e supervisione di ciascuna coppia, hanno potuto programmare la loro immersione in altitudine secondo gli insegnamenti ricevuti durante il corso.
La mattina successiva, dopo l'adeguato periodo di adattamento alla pressione atmosferica ambientale per consentire l'eliminazione dell'eccesso di azoto nei tessuti (i computer d'immersione fornivano all'arrivo un tempo di 23 ore per la completa desaturazione), il gruppo si è portato sulle rive del lago Barbellino Artificiale per procedere alla prima immersione con l'obiettivo di raggiungere una baita sommersa dalle acque del lago dopo la costruzione della diga. Qui, nonostante l'obiettivo sia fallito, come purtroppo a volte accade per la torbidità dell'acqua (la visibilità non superava i dieci centimetri), e l'immersione sia terminata in anticipo, gli allievi hanno potuto mettere a punto la loro attrezzatura e sperimentare il contatto con l'acqua gelida di un laghetto di montagna.
Il giorno successivo, come programmato, dopo una marcia di circa un'ora, il gruppo è salito ancora più in alto fino a quota 2130 metri nei pressi del rifugio Barbellino per prepararsi ad una seconda immersione. Sulle rive dell'adiacente lago Barbellino Superiore, meglio conosciuto come lago “Naturale”, il gruppo ha preparato l'immersione, vestizione e briefing, in uno scenario da favola: in cielo, falchi e aquile disegnavano ampi cerchi col loro volo calmo e possente da padroni dell'aria, mentre dalle sponde del lago echeggiavano le grida delle marmotte che ogni volta sembrano voler salutare gli escursionisti in arrivo. Sulle sponde del lago, circondato da vette innevate, capita spesso di incontrare anche camosci, stambecchi ed ermellini, animali caratteristici di queste zone delle montagne orobiche. Solo l'entrata in acqua poteva aggiungere qualcosa alle sensazioni provate. Il lago, con le sue acque cristalline, ha consentito immersioni di grande appagamento per i partecipanti che, oltre a mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti durante il corso, hanno anche potuto esplorare i fondali di questo incantevole bacino naturale.
Al termine delle due giornate gli istruttori Milo, Mario, Fulvio e Luca, visto il raggiungimento di tutti gli obiettivi, hanno consegnato agli allievi il brevetto di specialità di immersione in altitudine.
Il gruppo Sottonda particolarmente specializzato in immersioni in altitudine propone in collaborazione con ACUC ITALIA un fitto programma di escursioni in quota vantando fra l'altro uscite di particolare interesse come l'immersione nei laghi del Büs di Tàcoi.
Il Büs di Tàcoi, così conosciuto in dialetto bergamasco, dall'italiano “il Buco dei Gracchi” (derivato dal nome del gracchio, un grosso uccello montano della famiglia dei passeracei che nidificava un tempo all'ingresso della grotta), è una bellissima grotta carsica ricca di stalattiti e stalagmiti, considerata la grotta più bella della Lombardia che si apre sulle pendici del Monte Redondo , nei pressi degli Spiazzi di Gromo . La grotta ha un accesso situato a quota 1550 metri di altitudine e uno sviluppo su due rami per circa 1217 metri di lunghezza al termine dei quali sono presenti due laghi. Il lago verde 189 metri più in basso dell'ingresso e il lago blu a quota meno 274 metri dall'entrata.
Il Büs di Tàcoi riveste particolare interesse per l'attività del gruppo Sottonda perché permette di unire l'attività subacquea in altitudine a quella speleologica con il conseguimento del brevetto per entrambe le specialità.
Per informazioni sull'attività del gruppo sono disponibili il sito www.sottonda.it e la casella di posta elettronica info@sottonda.it , mentre chi non avesse ancora accesso ad internet può contattare Danilo al numero 3397513495.
Un particolare ringraziamento a Fabio, a Censo e a tutto lo staff del Rifugio Curò.
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